Filarmonica Santa Cecilia è la denominazione storica della banda di Levigliani che nacque nel lontano 1904.

La tradizionale religiosità dei leviglianesi si coglie anche dalla denominazione della propria banda intitolata a S. Cecilia.

Una foto di gruppo risalente agli anni cinquanta, in occasione di una mangiata ceciliana, mostra l’effigie della santa sostenuta dal compianto consigliere Babboni Alduino mentre Ernestina Barsottini regge la bandiera della filarmonica.

 

Cecilia, martire, visse tra il secondo e terzo secolo  d.C. Di nobile origine romana, famiglia dei Cecili, fu costretta a sposare il giovane pagano Valeriano da lei convertito al cristianesimo. Morì decapitata e il suo sepolcro fu scoperto nel 1854 presso la cripta dei papi nel cimitero di Callisto.

La notizia leggendaria, di origine rinascimentale, vuole la Santa inventrice dell’organo, e per questo è considerata patrona della musica.

 

Il desiderio dei leviglianesi di fondare un loro complesso bandistico, maturò nel 1903, anno in cui l’esperto maestro d’Amato di Seravezza ebbe l’incarico di insegnare la musica agli aspiranti bandisti.

Il maestro d’Amato trovò certamente il terreno musicale leviglianese abbastanza fertile per la esperienza di alcuni elementi acquisita presso l’allora esistente complesso bandistico di Terrinca.

 

Tuttavia l’anno ufficiale della sortita  del nostro centenario complesso bandistico, deve considerarsi il 1904 come documenta la foto dell’epoca.

Neri Mansueto di Levigliani fu il primo presidente mentre il paesano Salomone Neri assunse la direzione musicale come primo maestro coadiuvato dalla preziosa opera di Modesto Neri.

 

Occorre sottolineare l’importanza che ebbe in quegli anni, fino almeno al boom economico dopo il secondo conflitto mondiale, il ruolo educativo svolto dai seminari e dai conventi tra la nostra popolazione.

I ragazzi che mostravano una certa versatilità ed intelligenza per gli studi finivano generalmente nei conventi. Le famiglie, poverissime, non potevano certo permettersi il lusso di mantenere i loro figli alle scuole superiori e tanto meno all’ università

Il livello economico, come dimostra il fenomeno dell’emigrazione, era di sopravvivenza.

Le cave, in mano a padroni di pochi scrupoli, fornivano scarsi guadagni e il sostegno alimentare si strappava a fazzoletti di terra e ai provvidenziali castagneti.

Il ciclo alimentare delle castagne rappresentava una vera provvidenza.

 

Tutto questo per dire che Salomone Neri e lo stesso Modesto Neri, poterono svolgere egregiamente il loro ruolo perché appresero i rudimenti della musica e delle lettere nel corso della pur breve permanenza all’ombra del convento.

 

Quanto fosse profondo l’amore per il paese e per la banda da parte dei fondatori e, segnatamente di Salomone Neri, è sottolineato da una lettera significativa della signora Nerina Neri, figlia di Salomone, indirizzata al Consiglio ed ai paesani in occasione della festa di S. Cecilia del 24 novembre 1974 che fedelmente trascriviamo.

 

Miei cari ed onesti paesani, 

mi è caro in questo giorno così solenne per tutti essere qui con voi per festeggiare l’arte dei suoni. Questa arte è l’espressione dell’amore e della bontà e meglio di ogni altra esprime gli affetti più puri e più santi.

In questa occasione il nostro ricordo reverente e, direi quasi, affettuoso, vada a tutti coloro che nel lontano 1904 ebbero per primi l’idea di fondare questo corpo musicale.

Mio padre, Salomone Neri, mi ha sempre ricordato che insieme al suo amico Modesto Neri decisero di andare a Terrinca a prendere lo Statuto. Così fecero. Al ritorno riunirono i loro amici tra i quali Neri Modesto e Barsottini Gilberto.

Questi pionieri, chiamiamoli così, dettero a questa filarmonica il meglio di se stessi; amore, passione, dedizione completa, senza contare i sacrifici che essa comportava per condurre a buon fine la loro iniziativa.

L’amore e la passione fu tale e tanta che nel 1904 fecero la prima sortita sotto la guida sapiente di un maestro di Seravezza di nome d’Amato.

Il primo nucleo è scomparso è vero, ma sia impresso nel nostro cuore il loro sacrificio e il loro amore per continuare la loro opera con la stessa fede e lo stesso amore per questa arte dei suoni che è un’arte grande e sublime che affratella ed unisce i nostri cuori in ogni circostanza della vita.

Mio padre amò questo corpo musicale più di se stesso e più volte nel corso della sua vita ebbe a dirmi: – Ricordati sempre che è stato ed è la mia più cara creatura.-

Egli amò sempre il suo paese, ed anche pochi istanti prima di morire il suo ultimo pensiero fu per il suo Levigliani per il quale sognava un avvenire sempre migliore.

Ed è proprio per questo suo sentimento affettuoso che egli ha saputo trasmettere in me, che dono, unitamente a mio marito, questo strumento, certa che lo saprete conservare nel tempo per la memoria di colui che fu il primo ideatore di questo corpo musicale per perpetuare questa arte dei suoni.

Ad ognuno di voi, alle vostre famiglie, al paese tutto i migliori auguri di ogni bene per la prosperità e il benessere della banda e dell’intero paese.

                                                                                                    Neri Nerina

 

Come già ricordato, la prima foto scattata nel 1904 ritrae la filarmonica e i suoi dirigenti tra cui spiccano il presidente Neri Mansueto e il maestro Neri Salomone.

Si trattava di una banda miracolosamente robusta formata da ben quaranta elementi! Dodici clarini, otto trombe, sette strumenti di accompagnamento, sei bombardini, quattro bassi, tre percussioni ( Cassa, piatti e tamburo).

 

Oggi alla mancanza di elementi autoctoni si sopperisce con gli amichevoli scambi: i trasferimenti non sono più un problema. Ma ai tempi, le automobili erano chimerici sogni. Dunque dal campo doveva uscir la fossa nel senso che i musicanti erano del luogo o di poco lontani.